Divorzio, ora la Guardia di Finanza potrà indagare alla ricerca di beni non dichiarati e nascosti al coniuge: ecco come

Divorzio, ora la Guardia di Finanza potrà indagare alla ricerca di beni non dichiarati e nascosti al coniuge: ecco come

Pubblicato il: 06/07/2024

Una grande novità sta per abbattersi sui procedimenti di divorzio. I giudici avranno un’arma in più per effettuare controlli sul patrimonio: la collaborazione della Guardia di Finanza.

Quale sarà il compito affidato alla Guardia di Finanza?

Per la prima volta, nelle cause di divorzio, la Guardia di Finanza – attraverso controlli patrimoniali sulle banche dati riservate – potrà aiutare il Tribunale a risolvere i contrasti che riguardano non solo la divisione dei beni, ma anche gli assegni di mantenimento.

Quali sono le conseguenze di questa nuova collaborazione?

Occorre precisare che, nei procedimenti di separazione e divorzio, il giudice può già disporre indagini di polizia tributaria, delegando alla Guarda di Finanza la verifica e l’accertamento della complessiva situazione reddituale, patrimoniale e finanziaria del coniuge.

Basta pensare che, in passato, la legge (il comma 9 dell’art. 5 della legge divorzio) stabiliva che “i coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso anche della polizia tributaria”.
 
In realtà, la recente riforma Cartabia (d.lgs. n. 149 del 2022) ha modificato la materia. In particolare, oggi il codice di procedura civile (il comma 2 dell’art. 473 bis 2 del c.p.c.) prevede che, in relazione alle domande di contributo economico, il giudice può ordinare l’integrazione della documentazione depositata dalle parti e disporre ordini di esibizione e indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, anche nei confronti di terzi, valendosi se del caso della polizia tributaria.
 
Peraltro, il codice stabilisce che il giudice può disporre queste attività d’ufficio: ossia, in modo autonomo e senza richiesta dalle parti.
 
Questa tipologia di attività investigativa permette di capire la posizione fiscale del coniuge sottoposto all’indagine. Ovviamente, si tratta di attività che possono portare a risultati che sono rilevanti sia sul piano civilistico, sia dal punto di vista tributario.
 
Oltre alle novità introdotte dalla riforma Cartabia, di cosa si potrà occupare la Guardia di Finanza?
 
In concreto, ove il tribunale ritenga che occorra, il finanziere delegato – anche grazie a banche dati riservate – si occuperà di svolgere accertamenti relativi alle richieste di natura patrimoniale, nonché a quelle di affidamento di minori che i coniugi hanno presentato in sede di giudizio di separazione o di divorzio. Il militare della Guardia di Finanza procederà all’acquisizione di atti di polizia giudiziaria e all’elaborazione delle risultanze emerse dalle banche dati utilizzate dal Corpo.
 
In questo caso, lo scopo di questi controlli è quello di scoprire se un coniuge stia mentendo all’altro sul proprio patrimonio, al fine di avere sconti sul mantenimento.
 
In quest’ottica, la collaborazione tra l’Autorità Giudiziaria e la Guardia di Finanza rappresenta un passo avanti rispetto al passato, perché si avrà una risposta giudiziaria molto più efficace e una maggiore valorizzazione dei risultati investigativi.
 
Detto in parole povere, diventerà molto più complicato presentare false dichiarazioni sulla consistenza del proprio patrimonio oppure nascondere beni, denaro, capitali o altro (il classico esempio è quello delle opere d’arte) al coniuge. Ciò vuol dire che le indagini finanziarie potranno estendersi fino a verificare i beni e le risorse detenute illecitamente.
 
Si deve sottolineare che, al momento, questo tipo di collaborazione verrà messa in atto solo presso il Tribunale di Milano. Tuttavia, niente esclude che, in un prossimo futuro, anche altri Tribunali italiani seguano la strada indicata dai giudici milanesi.


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