29 Dic Infedeltà coniugale, puoi chiedere un risarcimento per tradimento: ecco cosa devi dimostrare e tutta la procedura
Pubblicato il: 29/12/2025
Quando un matrimonio finisce, il dolore non è solo emotivo. In alcuni casi, le condotte subite possono avere conseguenze profonde sulla dignità, sulla salute o sull’equilibrio psicologico di chi le ha vissute. È naturale, quindi, chiedersi: posso essere risarcito per ciò che ho subito?
La risposta della giurisprudenza è articolata: sì, il risarcimento è possibile, ma solo a condizioni molto precise. Vediamole insieme.
Nel nostro ordinamento, i coniugi hanno doveri precisi: fedeltà, assistenza morale e materiale, coabitazione e collaborazione. La loro violazione può portare all’addebito della separazione, ma non in modo automatico.
Perché l’addebito venga riconosciuto, occorre dimostrare che:
- il dovere coniugale è stato violato consapevolmente;
- il comportamento è imputabile al coniuge;
- proprio quella condotta ha causato la crisi matrimoniale.
Un esempio semplice: se uno dei due tradisce, ma il rapporto era già compromesso da tempo o l’altro coniuge si era emotivamente allontanato, l’addebito potrebbe non essere riconosciuto.
Un punto fondamentale, spesso poco chiaro, è questo: addebito e risarcimento non sono la stessa cosa.
- L’addebito riguarda il diritto di famiglia e ha effetti specifici, come la perdita del diritto all’assegno di mantenimento o ai diritti successori.
- Il risarcimento del danno, invece, tutela la persona quando vengono lesi diritti fondamentali.
No. Un passaggio fondamentale della sentenza Cass. 7 marzo 2019, n. 6598 afferma che “la natura giuridica del dovere di fedeltà derivante dal matrimonio implica che la sua violazione non sia sanzionata unicamente con le misure tipiche del diritto di famiglia, quale l'addebito della separazione, ma possa dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia a ciò preclusiva, sempre che la condizione di afflizione indotta nel coniuge superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute o all'onore o alla dignità personale”. Questo significa che anche in assenza di un addebito della separazione il coniuge tradito può comunque chiedere un risarcimento, se dimostra che l’infedeltà ha avuto conseguenze gravi e documentabili sulla sua persona. Ma per chiedere il risarcimento occorre che il tradimento comporti una “violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute o all'onore o alla dignità personale”.
Ciò che conta è dimostrare, allora, che:
- il comportamento del coniuge ha violato un diritto fondamentale;
- il danno è reale, grave e oggettivamente accertabile;
- la condotta è stata consapevole e non occasionale.
Attenzione: il risarcimento non può essere chiesto all’interno del giudizio di separazione.
La separazione segue un procedimento speciale che non consente di discutere domande risarcitorie. Chi intende ottenere un risarcimento dovrà, quindi, avviare una causa civile ordinaria autonoma e provare fatti, danno e collegamento tra i due. Anche se i fatti sono gli stessi, le due cause devono rimanere distinte.
Il giudice deve stabilire l’importo del risarcimento in modo equitativo, cioè valutando tutte le circostanze del caso senza usare schemi fissi o formule matematiche. Vanno considerati elementi come la durata e la modalità dei tradimenti, il contesto (ad esempio un ambiente lavorativo condiviso), il livello di sofferenza e l’impatto sui diritti fondamentali della persona.
Secondo il Tribunale di Treviso (sent. 201/2025), non è corretto applicare le “tabelle standard” o simili per casi di questo tipo, perché si tratta di situazioni diverse e non comparabili. Questo tipo di danno richiede una valutazione autonoma e su misura.
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